Sp500: a questo punto la cautela quantomeno diventa d’obbligo.

Scritto il alle 11:07 da [email protected]

Dovremmo oramai avere tutti piena consapevolezza di quanto tutto quello che abbiamo visto sui mercati finanziari non abbia niente a che vedere con la realtà economica, ma sia semplicemente frutto, per l’ennesima volta, di una manipolazione artificiale dei prezzi (che ha coinvolto a rotazioni tutti gli assets cartacei) provocata dall’enorme mole di liquidità riversata sui mercati dal grande e folle esperimento delle banche centrali.

Non bisogna essere dei grandi luminari per capire questo, basterebbe semplicemente confrontare i dati economici reali e definitivi(non certo le anticipazioni, che poi vengono viste puntualmente al ribasso) del 2007, prima del grande crollo dei mercati, con quelli di oggi, per rendersi conto della bufala.

Ovviamente questo non significa – e pure di ciò dovremmo avere tutti piena consapevolezza – che si dovrebbe andare contro questi mercati, almeno fino a prova del contrario (ossia fino  a quando il grande arbitro non decreterà ufficialmente il momento del “risk off”). Chi ci ha provato, magari anche confortato proprio dall’analisi fondamentale, è rimasto schiacciato dalla valanga di denaro e dal trend di questi mercati.

Cominciano però ad esserci diversi campanelli d’allarme, scricchiolii o come voi li volete chiamare,  che potremmo essere vicini al capolinea. Segnali che impongono quantomeno un aumento notevole della cautela e della prudenza, perchè se è vero che nel breve termine la situazione è tutto sommato ancora sotto controllo – oltre tutto siamo abituati da tempo a vedere riprendere velocemente qualsiasi movimento correttivo -, nel lungo termine la situazione è ben diversa. E basta guardarsi solo un pò indietro per rendersene conto.

Guardatevi questi grafici di sp500 innanzi tutto, giornaliero, settimanale e settimanale zoom.

Nel breve termine la situazione la si può tirare anche a lungo, sia chiaro, e tutti gli indizi, gli allarmi, le divergenze, e quant’altro, possono anche essere ignorati, grazie alla compiacenza presente da danni ormai su questi mercati. Ma che i rischi siano diventati esponenziali, rispetto ai margini potenziali di upside, non vi sono dubbi. Ed è sacrosanto tenere sempre bene stampato in mente questo, a seconda del tipo di operatività che ognuno di noi vuole portare avanti.

Per chiudere, vi rimando a questo bello spunto di riflessione del grande Francesco Caruso, che proprio a ferragosto, quanto tutti eravamo in spiaggia, ha pubblicato questo articolo sul suo blog: FERRAGOSTO, LEVA MIA NON TI CONOSCO

 

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1 commento Commenta
jinxed
Scritto il 20 agosto 2013 at 11:09

Ma la volete piantare con ‘sta menata delle borse USA? Il QE l’han fatto loro, i soldi se li son mangiati loro, solo la loro borsa è gonfiata come una bolla, a noi in Europa è venuto ben poco e sicuramente ancora meno in Italia. La bolla è solo la loro e se scoppia noi c’entriamo quasi niente.

E’ veramente il momento di abbandonare questa nozione che le borse USA siano il faro delle altre, una nozione arcaica che risale al secolo scorso quando gli USA erano l’economia principale del pianeta. Non è più così, oltre al Giappone e alla Russia ci sono la Cina e l’India, il Sud America e sopratutto l’Europa, per non parlare delle numerose economie emergenti, tra cui anche l’Africa e il medio oriente. Insomma esiste un mondo intero di cui gli USA rappresentano il 4% in termini di popolazione e appena il 20% in termini di ricchezza, e il PIL della UE è superiore al loro.

Quindi piantatela per favore con ‘sta litania retrograda di stare a guardare cosa fanno le borse USA e sopratutto con ‘sta piangina che se loro starnutiscono noi moriamo, toglietevi ‘ste ragnatele dal cervello, il mondo è cambiato.

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