TELECOM : AN ITALIAN HORROR STORY(MA SOLO PER GLI AZIONISTI DI MINORANZA E PER LA SOCIETA’ )

Scritto il alle 20:05 da [email protected]

 

Dal 1997, anno in cui Romano Prodi decise la privatizzazione del monopolista telefonico italiano, ne sono successe davvero di tutti i colori a Telecom Italia. Ci hanno guadagnato praticamente tutti dalle scorribande che si sono susseguite negli anni, e soprattutto ci ha guadagnato chi le scorribande le ha ideate e compiute.

Sono solo due i soggetti che ci hanno rimesso letteralmente le penne: gli azionisti di minoranza(che l’hanno presa sempre, costantemente in quel ben noto”black hole” personale), e la Telecom stessa, con tutto il patrimonio umano e tecnologico raso al suolo, in balia di tagli e ristrutturazioni sempre più aggressive a causa dell’enorme debito scaricato sulla società per compiere le scorribande suddette, e quello immobiliare letteralmente svanito sotto il controllo di Tronchetti provera(venduto in posizione di conflitto di interesse alla sua Pirelli Real Estate e riaffittato con contratti di lunghissimo termine alla Telecom stessa) .

Come detto nel precedente articolo ( http://riflessionidiupdown.finanza.com/2013/09/24/e-partita-loperazione-svendita-italia-il-capitalismo-allitaliana-abbandona-la-nave-al-suo-destino/#comment-181 ) il grafico vale più di mille parole!!!

D’altronde, si capì sin da subito, con la costituzione di quel “nocciolo duro” capitanato dagli Agnelli(il 6,92% delle azioni), che con quattro soldi contava di controllare tutto, che le cose  non si stavano mettendo affatto bene, con le solite soluzioni all’italiana per favorire i capitalisti senza capitali nostrani. Il Tesoro incassò 12 mld di euro per la cessione della società.

Prima dell’arrivo dei capitani coraggiosi di D’Alema, Gnutti e Colaninno (il cui figliolo Matteo, responsabile economico del PD, ieri dichiarava : “Il Parlamento italiano dovra’ verificare che i diversi interessi nazionali coinvolti nella transazione finanziaria Telco-Telecom Italia-Telefonica non vengano totalmente stravolti. Si tratta senza dubbio di un’operazione tra privati, che come tale va trattata, ma dove emergono impatti estremamente negativi non trascurabili. Prima di tutto serve comprendere il piano industriale e finanziario e i riflessi su occupazione e investimenti in Italia; in secondo luogo l’operazione, di modesta entita’ finanziaria, esclude totalmente il mercato e tutti gli azionisti -non di controllo- che detengono il 70 per cento del capitale-  sigh….ma quando c’era il padre lui dov’era??????-; fatto cruciale riguarda la rete: un’infrastruttura strategica fondamentale del paese che e’, sul terreno delle telecomunicazioni, della sicurezza nazionale e della concorrenza, un cardine vitale dell’interesse nazionale italiano; infine il rischio di svendita delle attivita’ internazionali in particolare del Sud America”), Telecom aveva quasi 1 mld di euro di debiti con i risparmiatori e circa 9 mld di euro con le banche. Bene, pensate che nel 2007, quando Telecom fu ceduta da Tronchetti a Telco, i debiti erano diventati 12 mld di euro verso le banche, e, guarda caso, 34 mld di euro verso i risparmiatori!!!!

Il  duo Colaninno -Gnutti(con le varie scatolette Tecnost, Bell e compagnia bella, con tanti soci misteriosi dietro), i famosi capitani coraggiosi a cui fu spianata la strada dall’allora premier D’alema(subentrato con passaggio parlamentare, senza alcun voto, al defenestrato Prodi), conquistarono la Telecom, rilevando il 51%, con una offerta pubblica di acquisto e scambio, appoggiata anche dal comune amico Consorte(Unipol), oltre a Mps e Fininvest, e con il supporto di Chase Manhattan.

In due anni ne hanno combinate di tutti i colori, grazie anche al boom dei titoli telefonici e tech, dovuto alla bolla speculativa gonfiatasi sui mercati fino ai primi mesi del 2000, incluse diverse speculazioni sul titolo Seat Pagine Gialle(altra società, tecnicamente fallita,  su cui è impresso il marchio indelebile del loro passaggio). Tutto questo casino, la madre di tutte le Opa fu definita, per stare li due anni e, puntualmente,- dopo aver venduto già importanti assetts,come Sirti e Italtel, e non aver sviluppato niente di quel che avevano annunciato nel piano industriale, vendere nel 2001 a Tronchetti Provera, ad un prezzo davvero da capogiro(4,175 euro, contro un prezzo di mercato di 2,25 euro) per il 23% di Olivetti, posseduto da Bell, che controllava Telecom, generando una plusvalenza monstre di 1,5 miliardi di euro per la scatola lussemburghese. Hanno fatto una barca di soldi prima, durante(tra compensi, stock options, dividendi, e speculazioni sui titoli) e dopo con la vendita a prezzi da lasciar senza parole, ovviamente senza passare per il mercato(come detto i piccoli azionisti l’hanno solo presa in saccoccia, per usare un francesismo).

Nota bene: l’Agenzia delle Entrate ha multato la Bell, indagata per evasione fiscale, per 1,937 mld di euro, ma il tutto si è risolto, tra patteggiamenti e sconti, ad un versamento di soli 156 milioni. Davvero un ottimo affare, nonostante tutto!!!

 

Tronchetti quindi strapagò i soci di Bell proprio per evitare di passare per il mercato, fatto che avrebbe comportato un esborso ancora più elevato.

Nel 2003 arrivò l’operazione che mise la pietra tombale sulla finanze del gruppo, con la fusione Olivetti-Telecom, seguita nel 2005 dalla fusione Telecom-Tim, completando perciò il processo di scaricamento dei debiti dei vari soggetti che hanno guidato le operazioni, sulla società a valle(la vecchia gallina dalle uova d’oro, ormai nemmeno in grado di fare un uovo al tegamino!!!).

Mancava a questo punto un solo elemento ancora da spolpare: l’imponente patrimonio immobiliare del gruppo. E’ inutile che vi dica cosa è avvenuto dopo, perchè questo già lo sapete bene.

Da non dimenticare, dulcis in fundo, la storiaccia sul dossieraggio della security Telecom guidata da Tavaroli( per cui Tronchetti ha ricevuto, poverino, una condanna in primo grado a un anno e otto mesi per ricettazione sul caso Kroll), altro esempio pieno di misteri ed enigmi, condito esclusivamente in salsa italiana.

Si arriva cosi al 2007, anno in cui, grazie all’intervento di Prodi(sono stati 3 gli interventi del premier italiano, sotto la cui  egida il governo di centrosinistra ha dato il via libera, spingendole peraltro, a 3 operazioni disastrose per le società coinvolte, tutte di matrice spagnola: la madre di tutti gli scempi, ossia l’acquisizione di Antonveneta da parte  di Mps, pagata 2,5 mld di euro in più al Santander, che l’aveva acquistata pochi mesi prima a 6,8 mld, che ha portato praticamente alla bancarotta lo storico gruppo bancario; l’acquisizione  di Endesa da parte di Enel, a prezzi folli e mai più visti – 42 euro per  azione, contro i 19 attuali-, anche questa ancora gravante come fardello insostenibile sulla utility italiana; e per l’appunto, quella di Telco, e quindi di Telefonica, sulla nostra Telecom Italia), la holding Telco, guidata da Telefonica e con la vigilanza italiana di Generali, Intesa e Mediobanca – nota bene: di cui Tronchetti è ora vicepresidente!!!!- compra Olimpia, la scatola che detiene il pacchetto di controllo di Telecom, per 2,8 euro per azione(4,16 mld di euro).

Ancora una volta operazione fuori mercato, ancora una volta plusvalenze fantastiche, ancora una volta tutti hanno fatto grandi affari, tranne il gruppo Telecom e i piccoli azionisti: indovinate un pò dove l’hanno presa anche stavolta????

 

Tutti questi passaggi finanziari, in cui se ne sono viste come detto di tutti i colori, si sono incassati compensi da capogiro(ancora ricordiamo le battaglie di Grillo in Cda su questo tema), tutti hanno fatto affari d’oro, ma il Gruppo ha visto polverizzarsi il patrimonio di risorse umane, tecnologiche  e immobiliare,e gonfiarsi a dismisura il debito.

Il paradosso vuole poi che in tutti questi anni, manco la società fosse priva di problemi finanziari, si sono distribuiti qualcosa come 21 mld di euro di dividendi. Se pensate che il debito oggi oscilla intorno ai 30 mld di euro, capite bene come utilizzando tutte queste risorse per pagare i debiti oggi la Telecom sarebbe in condizioni ben diverse.

Ieri è stata annunciata l’operazione di Telefonica, per l’ennesima volta fuori mercato, per rilevare le quote dei soci finanziari  italiani di Telco, ossia Generali, Mediobanca e Intesa. 1,09 euro la somma per azione pattuita, sicuramente ben lontana dai 2,53 pagati allora dal trio, ma sempre  molto meglio degli 0,57 battuti oggi dal mercato, soldi preziosissimi  che consentono di rafforzare i propri bilanci in tempi cosi difficili.

 

Un ultima nota: in tutta questa Italian horror story, la politica non ha fatto niente altro che osservare e avallare gli scempi commessi(anche perchè spesso e volentieri direttamente, vedi Fininvest, o indirettamente, vedi Unipol e Mps, coinvolta). E’ l’emblema perfetto di quello che rappresenta questa dannata Seconda Repubblica, di cui non si vede mai la fine, e che imperterrita resiste a qualsiasi cambiamento democratico, arroccata come è ora in questo megainciucione fortemente voluto da Napolitano e guidato da Letta: ossia che di fronte ad una abbuffata, a un banchetto cui presenziare, si sono sempre messi sotto il sedere principi, ideali e chiacchiere, e ci si è seduti senza esitare a trovare la miglior soluzione possibile per entrambi, come dimostrano anche i casi Bnl, Antonveneta, Rcs ,etc etc.

Loro si che hanno vissuto felici e contenti!!!!

 

 

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3 commenti Commenta
dfumagalli
Scritto il 25 settembre 2013 at 21:34

Però la Tobin Tax la fanno pagare “per punire la finanza cattiva” solo ai nanetti trader retail, mica a questi qua! Che sì che loro la finanza la hanno fatta bella ed onesta. :lol:

gioc
Scritto il 26 settembre 2013 at 00:46

Articolo impeccabile . Sul “Fatto Quotidiano” Stefano Feltri dice più o meno le stesse cose , solo che citando vari personaggi più o meno responsabili , dimentica i nomi di D’Alema e Prodi. Chissà perché? Quando vedo Colannino , figlio , in tv mi vien da vomitare. E pensare che ci sono tanti italiani così fessi da votare ancora PD perché , dicono , sono di sinistra. Qualche anno fa contravvenendo ai miei principi in merito all’investimento azionario , facevo esclusivamente trading di breve, ritenendo la borsa ed in particolare la nostra una trappola spenna polli, feci acquistare a mia moglie a puro titolo di investimento a lungo termine 10.000 TIR che oggi valgono il 60% in meno. Io questa perdita me la posso permettere , ma conosco tanti piccoli risparmiatori anche dipendenti Telecom che hanno investito i loro risparmi in azioni della loro Azienda. Penso che i tempi stiano rapidamente maturando perché accada qualcosa di traumatico. Non è possibile che gente di 80 anni, giochi con il futuro del Paese e dei nostri figli impunemente. Questi non riescono a trovare due , tre miliardi di euro per non alzare l’IVA , che per altro sta dando un gettito molto inferiore al previsto e mi domando dove troveranno i 50 miliardi di euro per onorare il Fiscal Compact che con tanta leggerezza hanno approvato . A meno che la gente non accetti di ridursi gli stipendi , alle pensioni ci hanno già pensato, tranne quelle d’oro naturalmente, di un 15 – 20 % . Secondo me fanno bene ad acquistare tanti caccia F 35 , potrebbero tornare utile per fuggire rapidamente , magari ad Antigua o alle Cayman.

gioc
Scritto il 26 settembre 2013 at 01:06

A proposito di Tobin Tax. Ho fatto trading da più di 20 anni , per passione , da dilettante. Non mi sono fatto mai molto male e complessivamente posso dire di essere in attivo. In genere si trattava di un trading di breve termine . Da inizio Tobin Tax ho smesso , per principio perché un tassa così demenziale e masochista da parte dello stato non merita altro. Sembra che quando c’è da prendere fregature , da un po’ di tempo , vedi anche pareggio di bilancio in costituzione, noi Italiani siamo sempre i primi della classe.

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